Mai supporre che le mogli desiderino i loro mariti – Cassazione

Le donne, come già sappiamo grazie al mastodontico studio della dottoressa Catherine Hakim – che questo blog ha già riportato e trovate qui https://theindependentmanitaly.wordpress.com/2018/10/25/the-journey-begins/

Ebbene, le donne come già sappiamo hanno molta meno voglia di fare sesso rispetto agli uomini.

Ciò ovviamente comporta che l’atteggiamento naturale degli uomini nei confronti del sesso sia “SI” mentre quello delle donne sia “NO”.

Tale differenza biologica è stata recentemente recepita dalla Corte di Cassazione, che, sulla scia dell’attuale trend di rimodellamento della società, ed in special modo delle leggi, alle esigenze femminili, ha deciso di adattare la definizione di consenso alle esigenze femminili, ovverosia alle esigenze di coloro le quali sono naturalmente più portate al “NO” che al “SI” – infatti:

“Il dissenso agli atti sessuali va sempre presunto” – Cassazione 49597/18

Il reato di violenza sessuale non richiede l’imposizione violenta – e nemmeno meramente dissensuale – di atti sessuali, bensì unicamente la mancanza del consenso della vittima agli stessi.

In assenza di indici chiari ed univoci di consenso, si deve presumere il dissenso del destinatario degli atti sessuali.

MA, MA, MA…vi starete chiedendo: come mai questo articolo è uguale a quest’altro?

https://theindependentmanitaly.wordpress.com/2019/04/10/il-sesso-e-male-lo-dice-la-cassazione-prima-persona-malvagia-beccata-una-lesbicona/

Non lo è, questo è solo l’inizio.

E’ che deve entrare bene nelle zucche dei lettori.

E per bene intendo proprio benissimo, visto che la Cassazione ha pure esteso la rimodulazione del consenso, ora inteso ad appagare l’esigenza femminile di dire “NO” senza dover dire esplicitamente “no” (sarebbe oppressivo), anche al matrimonio!

INFATTI:

Una condotta meramente passiva assunta dalla moglie in occasione delle iniziative sessuali del coniuge non vale come consenso implicito: ai fini della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato di violenza sessuale, è sufficiente che l’agente abbia la consapevolezza del fatto che non sia stato chiaramente manifestato il consenso da parte del soggetto passivo al compimento degli atti sessuali a suo carico.

CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. III PENALE

SENTENZA 9 novembre 2017, n.51074 – Pres. Di Nicola – est. Cerrone

https://canestrinilex.com/risorse/rapporto-sessuale-fra-coniugi-senza-consenso-esplicito-e-reato-cass-5107417/

TRADUZIONE:

Se vostra moglie non dice esplicitamente di “SI” allora è sempre “NO”.

Ovverosia

Vostra moglie non vi vuole, perlomeno: mai supporre che vostra moglie vi voglia.

Ciò premesso, consiglio a tutti i lettori di dare un’occhiata a questo nostro articolo

https://theindependentmanitaly.wordpress.com/2019/03/22/e-giusto-pagare-chi-ci-ha-fatto-sentire-felici/

E pure a questo più vecchio articolo (in inglese), e di fare le loro considerazioni:

https://theindependentmanitaly.wordpress.com/2019/01/28/putting-my-mouth-where-our-money-is/

Taggato “Sessostupro-Stuprosesso” e “Gioie del Matrimonio”.

10 thoughts on “Mai supporre che le mogli desiderino i loro mariti – Cassazione

  1. E’ la “liberazione sessuale” del femminismo reale.
    Negazione secca della “liberazione sessuale” promessa, celebrata, glorificata dal Femminismo Ideale.
    La promessa di libertà come maschera della repressione.
    Non è la prima volta che succede.
    Ma forse è l’ultima.

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    1. Io credo invece che sia la liberazione sessuale compiuta, ma solo da un punto di vista femminile: darla a carissimo prezzo, costringere l’uomo letteralmente a mendicare.

      Pazienza, ce ne faremo una ragione.
      Vorrà dire che rinunceremo alla fellatio mattutina a mo’ di sveglia, e al sesso anale come benvenuto appena si rientra a casa dal lavoro…a questo punto qualsiasi uomo sia stato sposato o abbia convissuto per almeno un paio d’anni sa benissimo che sto facendo ironia… 😉

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  2. Certo, è la liberazione sessuale compiuta. Per una parte sola, ovviamente.
    .
    “…darla a carissimo prezzo, costringere l’uomo letteralmente a mendicare.”
    .
    L’umiliazione degradante del bisognoso. Questo è il prezzo più grande, per chi paga.
    E la gloria più grande per la concedente.

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    1. Mi chiedo però come possa mai funzionare, visto che l’essenziale per avere avventure di una notte è dare alla donna l’impressione di una tua netta, assoluta, “superiorità” rispetto a lei. Non intesa nel senso di dominio come millantano le femministe, anzi, si deve essere molto gentili, ma si deve anche dare la nettissima impressione che al minimo “ni” (“ni”, non “no”) tu sei pronto a volatilizzarti e che lei potrebbe quindi perdere una grande occasione.
      Non ho la più pallida idea di come si possa coniugare una cosa simile con il chiedere permesso.
      Ma fa lo stesso, non è più affar mio, adesso, con la sentenza della Cassazione, ho deciso che mi sono rotto le balle di fare da assistente sociale alle donne.
      Ripenserò a tali cose inutili solo, se e quando mio figlio avrà problemi in merito.

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