Spagna: i vasi di coccio maschili rinunciano al sesso e alla parità tra i sessi in cambio della promessa di più welfare.

Spagna: il PSOE di Sanchez ha quasi vinto, ottenendo il 122 seggi, il vecchio e stanco PP è crollato, mentre Vox ha ottenuto 24 seggi e sfondato il tetto del 10%.

Il programma femminazi del PSOE è a dir poco allucinante, ma nel contempo è lo specchio dei nostri tempi: primo tra tutti il “consenso affermativo“, che significa che l’uomo dovrà sempre chiedere, e ottenere, permesso verbale, altrimenti ogni rapporto sessuale sarà sempre considerato stupro. E ogni contatto sessuale senza permesso esplicito sarà assalto sessuale.

Fine, almeno sulla carta, delle carezze alla partner addormentata, per svegliarla.

Proibito, ma solo teoricamente, anche per le signore svegliare il compagno con una bella fellatio.

Scrivo “teoricamente” nel caso della signora che sveglia il compagno con una fellatio perché ovviamente, ben sapendo le femminazi quanto nella coppia media tali risvegli a base di fellatio siano somministrati con morigeratezza, sanno anche benissimo che nessuna donna sarà mai denunciata per questo.

Poi, teoricamente più importante ma fattualmente no, non trattandosi di una vera novità, c’è l'”introduzione della prospettiva di genere nella giustizia penale“: niente di trascendentale, semplicemente verrà formalizzato ciò che da sempre è pratica, ovverosia che le donne vengono punite con pene assai inferiori a parità di crimine commesso.

In Spagna si dovrebbe quindi arrivare ad una giustizia penale che, per la prima volta anche ufficialmente, tratta i cittadini in maniera diversa a seconda del sesso.

Verrà poi, ovviamente, introdotta la criminalizzazione dei clienti ma non delle prostitute: in tal modo, si spera dalle parti del PSOE, tutte le signore che di mestiere non fanno le prostitute soffriranno meno concorrenza. Una mossa probabilmente necessaria anche per compensare gli “effetti collaterali” del consenso affermativo.

Nel contempo, come si è detto, Vox si è fermata poco sopra il 10%: un ottimo risultato per un partito che alle precedenti elezioni aveva raccolto appena lo 0,2% e che i mass media locali e internazionali hanno tentato di denigrare il più possibile, con ampio impiego di termini assolutamente inappropriati quali “ultradestra” e “franchista”. Un ottimo risultato viste le premesse, ma ovviamente ben lontano da quello del PSOE.

Quali sono le ragioni di tale disparità tra i voti del PSOE, un partito nazifemminista e misandrico, e Vox, un partita anti-femminista ma per nulla misogino?

Una delle ragioni potrebbe essere senz’altro

Il mafio-affarismo femminile in Spagna

che Davide Stasi ha descritto così bene in questo articolo

Non si tratta però, a mio parere, del fattore più importante: è ovvio che la trama di interessi nazifemministi, largamente clientelistici, può contribuire a spostare voti, anzi, sicuramente ne sposta. E’ però altrettanto ovvio che tali voti non possano essere moltissimi: forse 2 o 3 punti percentuali, sicuramente non oltre la metà di quanto raccolto da Vox.

Ben più importanti sono state, a mio avviso, le ALTRE promesse fatte da Sanchez, che hanno in parte oscurato le intenzioni malevole del PSOE in campo parità tra i sessi e rapporti tra i sessi. Tali altre promesse possono riassumersi in poche semplicissime parole: più welfare, più protezione sociale per chi è povero o perde il lavoro.

Da questo punto di vista la debolezza di Vox è evidente, visto che, al di là della linea patriottica e anti-femminista, non c’era quasi nulla riguardo al welfare nel loro programma, improntato invece al liberismo.

Molti, tanti, troppi uomini spagnoli, come vasi di coccio costretti a viaggiare in compagnia di vasi di ferro, si sono probabilmente trovati così a dover prendere una decisione difficile: è meno peggio rischiare di morire di fame o rischiare di dover rinunciare al sesso?

Hanno scelto la seconda, e si tratta in effetti di una scelta assolutamente logica, che probabilmente quasi chiunque farebbe.

La loro è stata una scelta oculata?

Forse, ma a me qualche dubbio sovviene: Sanchez si è anche dichiarato “fortemente europeista” e sappiamo bene cosa pensa l’attuale Commissione UE di coloro che intendono incrementare il welfare (il che fa spesso rima con “incrementare il deficit di bilancio” e sempre, proprio sempre, rima con “non ridurre a sufficienza il deficit di bilancio”).

Resta da vedere quale sarà la composizione del prossimo Parlamento e della prossima Commissione UE: siamo a meno di un mese dal voto.

Sia come sia, però, non vedo buone prospettive future per i vasi di coccio spagnoli.

Infatti, i casi sono due:

I cosiddetti “sovranisti” non riusciranno a sfondare: il risultato sarà avere nuovamente una UE focalizzata sull’austerity, sulla riduzione del deficit di bilancio. Difficilmente, in tale scenario, in Spagna potranno esservi notevoli incrementi della protezione sociale, del welfare.

I cosiddetti “sovranisti” sfonderanno: lo scenario non pare affatto migliore per i vasi di coccio spagnoli. Perché, anche se probabilmente la politica di austerity verrebbe certamente allentata (ma meno di quel che si possa immaginare), una nuova Commissione UE a marca sovranista non sarebbe comunque particolarmente tenera verso un governo presieduto da Sanchez e farebbe comunque in modo da non lasciargli molto spazio di manovra.



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