Autocertificazione del sesso, ovvero “come le trans scozzesi salvarono involontariamente il culo agli uomini”?

Analizziamo oggi un interessante articolo di Johanna Williams su Spiked, contro l’autocertificazione del sesso in vigore in Scozia – il testo completo in inglese lo trovate qui:

https://www.spiked-online.com/2021/04/21/police-scotland-protecting-rapists-feelings/

Polizia Scozzese: proteggere i sentimenti degli stupratori
Permettere agli stupratori maschi di essere registrati come donne è un’idea spaventosa e misogina.

Comincio col notare quel “maschi e donne” nel sottotitolo, ma proseguiamo nell’articolo, analizzandone, tradotti, alcuni passaggi a mio parere fondamentali:

Se uno stupro o un tentato stupro è stato perpetrato da un ‘maschio che si identifica come una donna… il maschio che si autoidentifichi come donna dovrebbe essere registrato come femmina nei sistemi di polizia pertinenti”.

Permettere ai sospetti di stupro maschile di dichiarare di essere donne chiarisce le disastrose conseguenze dell’auto-identificazione. Permette agli uomini di riscrivere la storia nel modo più eclatante che si possa immaginare. Descrivere un sospetto stupratore maschio come femmina altera fondamentalmente la natura del crimine. Banalizza e invalida le esperienze della vittima. Una donna potrebbe essere stata penetrata violentemente da un pene, ma se il suo stupratore si identifica come femmina, allora deve accettare di essere stata aggredita da una donna. Oggi ci viene ripetutamente detto di credere alla vittima , ma non se dice che il suo aggressore era maschio.

In pratica sta dicendo che in tal modo si falsano le statistiche, perché risulterebbe che alcuni stupri commessi da persone dotate di pene siano stati commessi da donne.

Suona di buonsenso?

Mica tanto…

Peccato infatti che in UK le statistiche siano già FALSATE, in quanto LA LEGGE DEFINISCE “STUPRO” (RAPE, SEZIONE 1, PENA MASSIMA: ERGASTOLO) SOLO LA PENETRAZIONE DA PARTE DI UN PENE MENTRE “FORZARE ALLA PENETRAZIONE”, OVVERO LA TIPICA VIOLENZA SESSUALE FEMMINILE SULL’UOMO, E’ CLASSIFICATA COL MENO GRAVE “FORZARE UNA PERSONA AD ATTIVITA’ SESSUALE” (SEZIONE 4, PENA MASSIMA: 10 ANNI):

https://www.legislation.gov.uk/ukpga/2003/42/part/1

Quindi se Joanna Williams, o qualsiasi donna britannica, dovesse abusare sessualmente di voi, forzandovi a penetrarla – magari approfittando del vostro stato di incoscienza o debolezza temporanea, o ricattandovi – la pena massima che riceverebbe – sempre che non vi ridessero in faccia quando fate la denuncia – sarebbero 10 anni.

Se invece foste voi a penetrarla “col vostro pene” (testuali parole della legge inglese, Rape, Section 1) la pena massima che potrebbero infliggervi è l’ergastolo.

Come involontariamente ammette lei stessa in questa imperdibile parte:

E, se alla fine processato e giudicato colpevole, un uomo che si auto-identifica come donna può potenzialmente ottenere una pena più indulgente o, almeno, scontare del tempo in una prigione femminile.

Allora la mia domanda è semplicissima:

Chi delle due parti sta cercando – in questo specifico frangente – di metterlo in quel posto agli uomini?

La risposta datevela da soli, io evidenzio soltanto che trattasi di “Gioco delle Tre Carte”.

Taggato “Autocertificazione del sesso”, “Certe Cose in Italia Non Succedono”, “Gioco delle Tre Carte”, “LGBT”, “TERF”, “TERF War” e “UK”.

2 thoughts on “Autocertificazione del sesso, ovvero “come le trans scozzesi salvarono involontariamente il culo agli uomini”?

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