Femminicidio Lessicale: orologi atomici femministi a tecnologia Sapir-Whorf, le ragioni di un’opportunità industriale mancata.

Benjamin Lee Whorf (Winthrop24 aprile 1897 – Hartford26 luglio 1941) è stato un linguista statunitense, largamente riconosciuto come il fautore dell’idea che le differenze tra le strutture di lingue differenti sono la causa del diverso modo di percepire e concettualizzare il mondo da parte del parlante. Questo principio, ipotizzato insieme ad Edward Sapir, del quale Whorf fu allievo, è chiamato “ipotesi di Sapir-Whorf” ed è conosciuto anche come “ipotesi della relatività linguistica”, poiché per lo stesso Whorf il principio aveva implicazioni simili alla teoria della relatività di Einstein.

Ecco perché in Italia, oggi, abbiamo tutte queste pressioni per adottare termini quali “Architetta” o “Direttora” in funzione di “miglioramento della condizione femminile”: si ritiene, sulla base dell’ipotesi di Sapir-Whorf, che nel momento in cui tali termini divenissero di uso comunissimo le donne verrebbero viste come più competenti. Ecco anche perché non c’è una simile spinta verso l’adozione di termini mascolinizzati per parole che finiscono in A – ad esempio “Giornalisto” e “Piloto”: perché gli uomini sono già visti come competenti.

I più attenti avranno già notato che malgrado “Pilota” finisca in “a” non ci sono molte donne che fanno i piloti di aeroplani, e praticamente nessuna donna che fa il “Pilota” nel senso originario del termine: ovverosia il tizio che dalla “Pilotina” SALTA su una grande nave in movimento per prenderne il comando e condurla in porto…e questo assoluto monopolio maschile nella professione c’è da sempre, malgrado il suo mestiere non si chiami “Piloto” e l’imbarcazione che lui utilizza non si chiami “Pilotino” ma entrambi i termini siano declinati al femminile – pure “LA nave” su cui salta è femminile. Non si sono neanche mai registrate richieste di Quote Rosa per tale professione, mah…

Però, come forse direbbe anche una femminista, trattandosi di un’ipotesi ideata da due uomini allora sicuramente sarà molto valida, senz’altro più del nulla di originale partorito sinora da esperte femministe, per cui diamole un po’ di credito…

Gli studi di Whorf sul tempo hopi sono stati i più discussi e criticati esempi di relatività linguistica. Nelle sue analisi Whorf argomentava che c’è una relazione tra il come la popolazione hopi concepisce il tempo, come lo esprimono e tra la grammatica della lingua hopi. La tesi più elaborata di Whorf per l’esistenza della relatività linguistica era basata su cosa ha visto come differenza fondamentale nella comprensione del tempo come categoria concettuale nel popolo hopi.[12] La lingua hopi, in contrasto con l’inglese e altre lingue SAE, non tratta lo scorrere del tempo come sequenza di distinti istanti conteggiabili, ad esempio “tre giorni” o “cinque anni”, ma più come un singolo processo. A causa di questa differenza, la lingua manca di termini che si riferiscono all’unità di tempo. Whorf ha proposto che il modo di vedere il tempo nella lingua hopi è fondamento principale di tutti gli aspetti della loro cultura e per di più spiega alcuni schemi di comportamento.

Secondo l’ipotesi della relatività linguistica è pertanto possibile vendere come “orologio atomico da polso di assoluta precisione” qualsiasi manufatto – da un orologio rotto ad una semplice striscia di stoffa da polso – a chiunque parli in lingua hopi e i clienti non dovrebbero accorgersi della differenza.

https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_hopi

La fregatura dove sta? Sta nel fatto che ci sono soltanto 5.000 persone al mondo che parlano in lingua hopi, e non sono neanche minimamente benestanti.

Ecco spiegato il perché le associazioni femministe, e pure l’Accademia della Crusca, non si autofinanziano lanciando una linea di orologi atomici da polso a basso costo e non possono diventare leader mondiale nel settore orologi da polso, sbaragliando qualsiasi concorrenza: potrebbero, al massimo, vendere 2.000 siffatti orologi, ad un prezzo di 5 euro l’uno, forse 10 euro ma certamente non di più viste le condizioni economiche locali – anzi, è probabile che se il prezzo arrivasse sui 10 euro tanti hopi sarebbero restii a comprarli e se ne venderebbero meno di 2.000 pezzi. Anche se i costi di produzione sono bassissimi, questi orologi dovrebbero essere esportati in Messico, e questo ha un costo, inoltre ci sarebbero pure spese di marketing da sostenere. Ecco spiegato perché non è economicamente vantaggioso.

Fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Benjamin_Lee_Whorf

47 thoughts on “Femminicidio Lessicale: orologi atomici femministi a tecnologia Sapir-Whorf, le ragioni di un’opportunità industriale mancata.

  1. Affascinante la storia della lingua hopi, approfondirò.
    Sull’italiano però secondo me sbagli approccio: giornalista e pilota hanno radice greca, completamente diversa da quella latina dove le desinenze in “o” e in “a” indicano effettivamente un genere maschile e femminile.
    Termini che finissero in -isto o in -oto sarebbero un’aberrazione linguistica, viceversa sindacA, avvocatA, architettA hanno la loro ragion d’essere nella nostra lingua per come è costruita. Non a caso avvocatA esiste già, è un appellativo della Madonna (vedi la preghiera “Salve Regina”, dove a un certo punto si dice “avvocata nostra”).

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    1. Non ha la minima importanza, perché:

      Finendo in “A” è PERCEPIBILE come FEMMINILE. Lo si può PERCEPIRE come NEUTRO ma non come “maschile”.
      Quindi non impedisce certo alle donne di fare il Pilota.
      Oltretutto l’imbarcazione si chiama PilotinA che è proprio femminile-femminile, e saltano sullA nave, anch’essa femminile. Linguisticamente parlando è uno dei mestieri più FEMALE-FRIENDLY che ci sia , quindi dovrebbe essere a grande maggioranza svolto da donne.

      Le femministe utilizzano questi argomenti tipicamente maschili e razionali per coprire i loro errori, ma in realtà sono IRRILEVANTI, perché è una questione SOLTANTO DI PERCEZIONE PERCHE’ LA LINGUA PLASMA LA PERCEZIONE DEL MONDO: QUESTO DICE L’IPOTESI SAPIR-WHORF.
      Non occorre che chi usa il termine femminile o apparentemente femminile ne conosca le radici e sia esperto di filologia, ci mancherebbe altro, ma scherziamo?

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      1. È percepito come neutro (non conta che la nave sia “femmina”, conta il genere del mestiere), ma nell’immaginario comune è tipicamente maschile perché sempre maschi sono quelli che lo svolgono.
        Giornalista anche è un termine neutro, e viene percepito neutro perché ci sono tante giornaliste femmine quanti giornalisti maschi.
        (A proposito, giornalista al plurale si differenzia; pilota invece? Un gruppo di piloti femmine verrebbero definite “pilote”? Mi sembra strano. Ma forse sì, esiste anche “idioti/idiote”…

        Non è che io sia d’accordo per forza con l’idea che “pensiamo come parliamo”; il mio è un discorso a posteriori, se alcune professioni oggi sono svolte anche da molte donne mi chiedo se suona bene continuare a declinare tali professioni solo al maschile e non anche al femminile.

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        1. E’ impossibile secondo l’ipotesi di Sapir-Whorf, perché l’immaginario comune dipende dalla lingua, è la lingua il principale mezzo con cui percepiamo e definiamo il mondo.
          Quindi un mestiere di genere neutro che comporta di saltare da una cosa femminile su un’altra cosa femminile e quindi “Pilotarla” (verbo riferito al termine neutro) deve per forza essere a maggioranza femminile.
          Anche l’azione di “saltare” non è sessualizzata.
          L’unica cosa maschile è il PortO ma è soggetto passivo e considerato il potenziale pericolo che la pilota deve gestire: è un’azione addirittura femminista evitare il pericolo maschile ed essere intimorite dal potenziale pericolo maschile, quindi non credo che servirebbe cambiare “PortO” in “PortA” per avere maggior presenza femminile nel mestiere.

          Il tuo discorso non ha alcun senso e serve solo a gettare acqua sul fuoco, perché l’articolo spiega perché in Italia ci sia una spinta ad adottare termini quali “Architetta” e le fallacie logiche e soprattutto pratiche dell’ipotesi di Sapir-Whorf su cui si basa questo sforzo collettivo.
          Illustra anche cosa si otterrà: NULLA, salvo fare pressioni sulla gente che potrebbero portarla a reagire con eccessi opposti.
          Infine spiega la dipendenza femminista da una teoria sviluppata unicamente da uomini: COME AL SOLITO.

          RIPETO: la conoscenza di filologia e radici linguistiche è ASSOLUTAMENTE IRRILEVANTE nell’ipotesi di Sapir-Whorf ANCHE PERCHE’ GLI HOPI NON SAPEVANO ASSOLUTAMENTE NULLA DI FILOLOGIA NE’ SAPEVANO LA STORIA DELLA LORO LINGUA, EPPURE LA LORO PERCEZIONE DEL TEMPO ERA ALTERATA DALL’UTILIZZO DI DETTA LINGUA (secondo Whorf e secondo l’ipotesi di Sapir-Whorf).

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          1. Il tuo è un discorso interessante ma andrebbe fatto con chi si occupa di linguistica ed etimologia.
            I termini che usiamo hanno un’origine antichissima, e in epoche passate come anche oggi non è detto che la sfera femminile sia associata per forza alla desinenza -a. Infatti “nave” è femminile ma non finisce in -a.
            Inoltre la tesi di Sapir-Whorf non è detto sia valida o comunque non per tutti gli aspetti di una lingua.
            Non capisco perché sostieni che dico cose senza senso, ho solo espresso la mia opinione al riguardo che è diversa da quella delle femministe (loro sì che si appellano esplicitamente a quella tesi, e chiedono certe modifiche allo scopo di mutare – secondo loro – la sensibilità popolare).

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          2. Dici cose completamente non correlate all’articolo: mi avevi detto di fartelo notare.

            Nel momento in cui si ritiene non valida l’ipotesi di Sapir-Whorf viene meno qualsiasi ragione per esercitare una pressione sociale volta a cambiare le parole di uso comune.

            L’articolo spiega questo:
            * La pressione – FORTE E ISTITUZIONALIZZATA – a cui oggi la società in Italia (e non solo) è sottoposta è basata sull’ipotesi di Sapir-Whorf DI CUI SI DA’ PER SCONTATA LA VALIDITA’.
            * Questa è l’ipotesi di Sapir-Whorf e come funziona nella pratica.

            L’ipotesi di Sapir-Whorf NON RICHIEDE AI PARLANTI DI UNA LINGUA ALCUNA CONOSCENZA FILOLOGICA: ANCHE SE NON HANNO CONOSCENZE FILOLOGICHE LA LINGUA CHE UTILIZZANO CAMBIERA’ COMUNQUE LA LORO PERCEZIONE DEL MONDO.
            INFATTI NON E’ MAI STATO RICHIESTO AGLI ITALIANI DI SEGUIRE ALCUN CORSO DI FILOLOGIA: SI RITIENE NECESSARIO SOLTANTO CAMBIARE LE PAROLE. LE SPIEGAZIONI FILOLOGICHE ARRIVANO SOLO A POSTERIORI, IN CASO DI OPPOSIZIONE UN PO’ PIU’ COLTA DELLA MEDIA.

            Pertanto tutte le spiegazioni filologiche sono non solo ASSOLUTAMENTE IRRILEVANTI ma semplicemente il GIOCO DELLE TRE CARTE che le femministe (e non solo) fanno per intorbidire le acque sulla detta pressione sociale: IN REALTA’ – COME ESPLICITAMENTE DICHIARATO OVUNQUE – LO SCOPO DI PROMUOVERE I NUOVI TERMINI E’ “ALTERARE LA PUBBLICA PERCEZIONE DELLA COMPETENZA FEMMINILE” – PURA IPOTESI DI SAPIR-WHORF.

            Non contenta di ripetere a pappagallo il gioco delle tre carte: evidenziare un aspetto come la filologia, assolutamente irrilevante – adesso ti metti pure a dire “non è detto che la tesi di Sapir-Whorf sia valida per tutti gli aspetti della lingua”, frase che è un gioco delle tre carte quadruplo con triplo salto mortale incrociato, perché ABBIAMO UNA PRESSIONE SOCIALE BASATA SULL’IDEA DELLA VALIDITA’ ASSOLUTA E SCONTATA DELL’IPOTESI DI SAPIR-WHORF E TU DICI IN PRATICA “LA PRESSIONE SOCIALE HA UN SENSO PERCHE’ NON E’ DETTO CHE L’IPOTESI DI SAPIR-WHORF SIA SEMPRE VALIDA”.

            Seguendo la tua logica ti potrei rispondere: “i termini femminilizzati non vanno utilizzati perché non è detto che l’ipotesi di Sapir-Whorf sia sbagliata” ovvero una frase completamente non sequitur.

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          3. No, non ci siamo capiti.
            Io contesto che abbia un senso la pressione sociale che vogliono attuare le femministe. E in pratica contesto anche la validità della teoria di Sapir-Whorf, o perlomeno l’interpretazione che ne danno le femministe.
            Esprimere un parere in disaccordo rispetto all’argomento dell’articolo sarebbe “andare fuori tema”? Ammetto che forse sono andata fuori tema quando ho messo in mezzo l’etimologia e la spiegazione del perché secondo me se proprio si vuole cambiare certi termini le motivazioni sono altre, e sono basate sulle abitudini spontanee della gente (es. molti già da decenni e in autonomia usano dire “la sindaca”, “la sindachessa”). Abitudini = fotografano uno stato di fatto.

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          4. Dove starebbe il disaccordo?
            L’articolo non parla proprio di origine delle parole, di etimologia, di filologia – non ne parla perché sono cose irrilevanti per l’ipotesi di Sapir-Whorf.

            Mette solo in evidenza due cose:
            * La pressione sociale che subiamo è basata sull’assunto della validità di Sapir-Whorf.
            * L’applicazione pratica della Sapir-Whorf non funziona. E’ talmente non funzionale che ci si può scherzare sopra, è una barzelletta.

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          5. Un errore molto comune – lo fanno in tantissimi nell’attivismo maschile – è dare dignità intellettuale alle femministe.
            La dignità intellettuale va guadagnata, e non la si guadagna prendendo per buona una tesi fatta da due uomini CHE NON PARLA DI FILOLOGIA e cercando di crearle uno scudo dalle critiche avanzando argomenti filologici che sono in realtà del tutto irrilevanti per l’ipotesi di Sapir-Whorf.

            Mio zio faceva quel lavoro li’, adesso è in pensione, l’avevano pure fatto dirigente: il suo compito era mettersi a parlare con l’obbiettivo su cose apparentemente correlate con il business indicato sino a farlo andare completamente nel pallone.
            Io ho avuto un buon addestramento, so che devo bypassare le cazzate e andare all’obbiettivo, è anche richiesto di mostrare aggressività a un certo punto perché l’affabulatore insisterà per riportarti sul binario morto: è il suo mestiere, lo pagano per quello.

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          6. E a che ti serve Eric ? Se passa lo Zan e dovessi essere catturato dal nemico dovrai limitarti a dare nome, cognome, grado e numero di matricola dopodiché dovrai tacere 😁

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          7. Mi sa che ti è sfuggito che io sarei una delle categorie specialmente protette dal DDL Zan: infatti mi astengo per conflitto d’interessi, non lo appoggio né lo attacco. Mi limito a far notare gli errori clamorosi nel modo di attaccarlo, perché ripetere il mantra di ArciLesbica + voler forzare GLI ADULTI a comportarsi in una data maniera NON è “proteggere i bambini” e NON funziona, serve solo a rinforzare un certo tipo di femminismo a discapito di un altro (sai che guadagno!) ed a perdere il supporto di tutti coloro che non vogliono che altri gli ordinino come vivere. MOLTO differente sarebbe attaccare SOLO sull’articolo 7 e 8, a difesa dei bambini, e possibilmente volere un miglioramento sull’Articolo 4.
            Invece quello che si dice è:
            * UN ADULTO non può fare quello che gli pare – non importa se non reca alcun danno agli altri.
            * Gli uomini sono tutti potenziali violenti e stupratori – ha ragione ArciLesbica le trans sono pericolose in quanto uomini e figuriamoci quanto sono pericolosi uomini ancora più mascolini.

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          8. Figurati, non è che mi è sfuggito e che non mi è mai importato nulla dell’ orientamento sessuale. Quando vivevo a Milano una coppia di gay mi ha subaffittato una stanza del loro appartamento, io accettai di buon grado vista l’ ubicazione e il prezzo ma gli dissi subito il mio di orientamento e che se fossero entrati in stanza con strane idee sarebbero volati dalla finestra. Dato che non sono né piccolo e né mingherlino mi credettero sulla parola. Fu un’ esperienza gradevole.

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          9. E quello che ho descritto è l’oppositore “medio” del DDL Zan. Poi ci sono i lemming che – da sedicenti attivisti dei diritti maschili, attenzione – difendono i privilegi legali femminili spacciandoli per diritti (o addirittura “conquiste del femminismo”, letto anche questo) perché “altrimenti gli uomini se ne approprierebbero indebitamente”.

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  2. Come scrissi da qualche altra parte (LaFionda mi pare), dato che nessuna donna si sta opponendo a questo grammaticidio, chiamiamole con i titoli e gli aggettivi femministizzati (tipici dei ragionamenti dei bambini/e di 5 anni) come prescrive la legge ma anche nei termini negativi ovviamente ed indipendentemente dalla loro volontà .
    Quindi una donna può essere perpetratora (anche se esiste il femminile), evasora, oppressora, direttora, ingegnera, ecc.; tutto termini per A se ci riferisce ad una donna.

    Con buona pace per donne come Beatrice Venezi che preferisce Direttore. Mi spiace, hanno deciso per tutti/e ed io non ho alcun obbligo né volontà di adeguarmi alle richieste della singola donna ho di fronte. E’ la legge pertanto sei Direttora e non importa ciò che vuoi.

    Per quanto mi riguarda continuo ad usare i termini maschili neutrali finché non sarà obbligo di legge non farlo più. Ovviamente non accadrà dato che cercano di usare la spinta gentile. E a queste spinte si resiste facilmente.

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      1. Aridaje con la filologia e l’etimologia…non c’entrano con la Sapir-Whorf: la Sapir-Whorf dice che il linguaggio è uno strumento per plasmare e definire il mondo, pertanto se segui delle regole troppo strette ne limiti l’uso.
        “Direttrice” è in uso comune da un bel pezzo e non ha minimamente cambiato la percezione comune, quindi si deve usare un’altra parola.
        O pensi davvero che se non funziona come intendono tra 20 anni continueranno con “Architetta”? Passeranno a un’altra parola, per vedere se funziona nella nuova versione. E la Crusca provvederà una spiegazione che suoni plausibile, come la provvede per Direttora (timidamente, ma lo fa).

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        1. Eh, appunto, quindi mi stai confermando che le femministe hanno lanciato l’idea di usare la parola Direttora? 😂
          (Non lo sapevo)

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          1. Può andare ma lo sconsigliano, perché quasi nessuno lo usa:
            “Direttora si rivela quindi un neologismo non necessario, e inoltre fortemente connotato dal suffisso -ora che lo accomuna ad altri neologismi di poca fortuna”

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          2. Può andare però, dicono diandarci caute perché “per ora ha poca fortuna”: non c’entrano etimologia e filologia. E Alma Sabatini lo consiglia.

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          3. Dicono che tecnicamente può andare perché ci sono stati nei secoli passati esempi di uso comune di parole con lo stesso suffisso anziché -trice: es. tessitora. Ma benché sia un uso proposto dalla Sabbadini, in questo articolo di fatto lo sconsigliano.
            Tu pensi che alla Crusca in toto siano pro-femminismo, al punto di forzare le regole di costruzione della lingua italiana?

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          4. Ovvero hanno trovato una parola simile, non “direttora”.
            Te l’ho detto che è un giochino che si può fare con qualsiasi parola, basta trovarne una simile su un testo antico: si potrbbe introdurre anche Giornalisto o Piloto, ci vuole poco – su Piloto sono sicuro perché in testi antichi c’è…
            Però il problema è che se non hai nessuno alla Crusca che ti regge il gioco semplicemente ti ignorano.

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          5. Ps: non dicono PER ORA ha poca fortuna, dicono che dalla proposta della Sabbadini ad ora non ha mai avuto fortuna (è un modo gentile per dire che trattavasi di una roba da archiviare). Almeno io la leggo così.

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          6. Appunto.
            Da quando in qua compito della Crusca è proporre nuove parole e raccomandare di introdurle?
            “Direttora” è nuovo di zecca, l’ha inventato leggendo “tessitora ” in un documento antico.

            Guarda che quando io dico che il femminismo sovverte le istituzioni dove entra mettendole spesso CONTRO la loro “mission” originale, non scherzo…

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          7. Però non l’ha inventata lei, mi ero dimenticata questo passaggio:
            >>>
            La forma direttora è attestata già nel D’Alberti come “verb.f. Voce dell’uso. Coléi, che ha l’incombenza di dirigere, o regolar checchè sia. V. Direttore” e nel Tommaseo-Bellini come “S.f. che dirige (Fanf.)” ma senza esempi, che compaiono invece alla voce direttrice, attestata sia in D’Alberti “verb. f. Colei, che dirige” sia in Tommaseo-Bellini “Verb. F. di direttore”.
            >>>
            Quindi nell’800 era già accertata, ma già pochissimo usata, tanto che c’erano molti più esempi d’uso con “direttrice”. La Sabbadini ha voluto riesumare un cadavere linguistico.

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          8. Dizionario basato sul Vocabolario della Crusca del 1806, pubblicato a partire dal 1861.
            Mica male considerando che nel 1806 non esisteva l’Italia né l’Italiano propriamente detto, visto che c’era il Granducato di Toscana, e la lingua che chiamiamo “Italiano” è principalmente basata sulla loro…e all’epoca, nel 1806, erano occupati dai francesi, tale Napoleone…

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          9. Sai che è facilissimo che “Direttora” siaun termine artificiale introdotto nel 1806 per volere di Napoleone? Per far vedere l’eguaglianza tra uomini e donne rivoluzionaria…

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          10. Improbabile, in francese il femminile di directeur è directrice, credo già dai tempi di Napoleone.
            (ti ho risposto da seria, ma immagino stessi scherzando 🙂

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          11. Non ho mica scritto che sttavano francesizzando la lingua ma che avevano creato parole nuove toscane (“italiane”) per dimostrare i nuovi valori rivoluzionari.
            Guarda che bel calendario:

            Guarda che bell’orologio:

            Hai notato che nell’orologio le ore sono 10 invece che 12? Ognuna è lunga 2,4 ore, copre l’intero giorno…

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          12. Del calendario lo sapevo, dell’orologio no! 😃
            Hai ragione, con “direttora” potrebbe essere andata così.

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          13. Ell’epoca la Francia era N. 1 al mondo per gli orologi, l’orologio di Luigi XV, ben prima della rvioluzione francese, oltre a sbagliare di soli 15 secondi al giorno aveva le seguenti funzioni:
            4 allarmi programmabili
            Calendario annuale
            Calendario perpetuo
            Mappa del mondo con fusi orari
            Visualizzazione dell’ora solare di zona (ti dice il fuso orario della zona che tocchi sulla mappa del mondo)
            Equazione del tempo
            Ora del tramonto
            Ora dell’alba
            Data di Pasqua
            Mappa stellare meccanizzata
            Mappa dei pianeti meccanizzata
            Rotazione e visualizzazione dei segni zodiacali
            Fasi lunari

            Era alto un metro e mezzo, però.

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          14. Ma certo, oggi è l’ultimo giorno di messidoro, dicono che questo termidoro farà molto caldo!
            😂

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          15. Solo nella versione apocrifa, quella che prevalse.
            Quella reale sarebbe che domani inizia Fervidoro, sta finendo Fruttidoro, e l’ultimo mese dell’estate sarà Termidoro.
            E’ un cicinellino più adeguata, non trovi?
            Le altre stagioni non cambiano.

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          16. “Le forme poeta in riferimento a una donna e direttora si sono affiancate alle più note poetessa e direttrice a partire dalle proposte di Alma Sabatini”.

            Provano con “poeta” al posto di “poetessa” e “direttora” al posto di “direttrice” perché le due forme che tu ritieni corrette sono in giro da un pezzo e non hanno funzionato.
            Lo dice Alma Sabatini, della Crusca, non me lo invento io.
            Nota che le ha proposte lei…
            L’unica cosa necessaria è rinvenire un testo antico o anche solo di 50 anni fa che usa quella parola o una parola simile e la giustificazione è bella e pronta. Si può fare con qualsiasi parola che trovi in un testo antico o vecchio, in teoria, il problema è avere una sponda in alto che te la fa passare.

            Ma tanto non funziona..

            E’ un bene se si concentrano su questa roba, anzi: che creino altre due o tre parole nuove per ciascuna definizione, e che usino tutto lo spazio a loro disposizione per promuoverle e razionalizzarle – per stimolarle a disperdere le forze su questa roba vanno punzecchiate.

            Ma la parte più bella sai qual’è?
            LA LORO CIECA FIDUCIA IN DUE UOMINI, UNO DEI QUALI NON ERA NEPPURE UN LINGUISTA (WHORF)!!! 😀 LOL 😀
            NON E’ MANCO “E’ COSI’ PERCHE’ L’HA DETTO LA TELEVISIONE” E’ “E’ COSI’ PERCHE’ LO DISSERO UN UOMO E IL SUO ASSISTENTE, ALLA RADIO” 😀 LOL 😀

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    1. L’unico scopo di fare resistenza a queste cose è tenerle impegnate in modo che non aprano altri fronti su cui possono fare danni. Ogni spazio sui media dato a queste baggianate è spazio sottratto ad altri temi femministi potenzialmente molto più pericolosi: considera che in ogni caso un tot di spazio le femministe lo hanno comunque perché sono ben intrallazzate in alto.
      Il resto è irrilevante perché l’ipotesi di Sapir-Whorf è fallace ed anche se fosse valida (e non la è) non è detto che funzioni applicata in questo modo, il risultato potrebbe essere l’opposto di quel che si aspettano: SI PUO’ ANCHE INTERPRETARE CHE DATOSI CHE LE DONNE SONO INCOMPETENTI HANNO IL TITOLO DI “ARCHITETTA” ANZICHE’ “ARCHITETTO” O CHE DATO CHE PRENDONO I POSTI CAUSA QUOTE ROSA HANNO IL TITOLO DI “ASSESSORA” INVECE CHE DI “ASSESSORE”.

      Ecco perché con Pilota che va con la Pilotina sulla Nave, tutta roba femminile, ci sono zero donne che fanno quel mestiere…

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  3. Non ditemi che Chiara non ha colto il punto… 😁

    Comunque, sull’argomento segnalo che Crepaldi finalmente ne ha fatto una buona parlandone con la mitica Yasmina Pani.

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  4. Scusa la pedanteria, ma “giornalista” e “pilota” non sono sostantivi femminili che si usano per uomini, ma sostantivi maschili con terminazione in -a. Un esempio giusto, corrispondente a “direttore” usato per una donna, sarebbe “sentinella”. Infatti si dice “un giornalista attento” e “una sentinella attenta” se si tratta di uomini. Non è solo pignoleria da grammar-nazi, è che se ci facciamo prendere in castagna su questi dettagli gli altri sono capacissimi di sviare l’attenzione.

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    1. “Giornalista” e “Pilota” non sono affatto maschili, tanto è vero che per renderli maschili ci devi mettere davanti l’articolo.

      Se la persona X ha scritto sulla carta d’identità:
      PROFESSIONE: GIORNALISTA.
      E’ uomo o donna?
      Vedi che non puoi rispondere?

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      1. “Giornalista” e “pilota”, se riferiti a uomini, sono sostantivi maschili. Come “mano” è sostantivo femminile. L’articolo non determina il genere grammaticale del sostantivo, ma si accorda ad esso. Per cui se sulla CdI di un uomo c’è scritto “giornalista” è maschile, per una donna è femminile, non c’è bisogno dell’articolo per determinare il genere. Se dico “uomini” non ho bisogno dell’articolo “gli” per determinare che è un plurale. In latino non esistono articoli, ma i sostantivi sono comunque maschili, femminili, o neutri.

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        1. Guarda che ti sbagli: “giornalista” e “pilota” sono di genere neutro, il genere gli viene dato dall’articolo, e in assenza di articolo sono neutri.

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      2. Non sono né maschili né femminili, sono neutri. Diventano maschili o femminili a seconda di come sono declinati articoli e aggettivi.

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        1. Esatto, infatti nell’articolo io ho scritto “Pilota in versione MASCOLINIZZATA” e non “MASCHILE” ma vedo che certe sottigliezze non vengono comprese.
          La propaganda femminista è già penetrata molto a fondo, ma il discorso resta, ed è:

          SE LA LINGUA DETERMINA LA PERCEZIONE DEL MONDO COME MAI “PILOTA” (neutro, e finisce in “A” – quindi IMPOSSIBILE prenderlo come termine maschile) CHE SALTA DALLA PILOTINA (FEMMINILE) ALLA NAVE (FEMMINILE) E’ UN MESTIERE INTERAMENTE MASCHILE?
          E’ in totale contraddizione con l’ipotesi di Sapir-Whorf.

          Però vedo questa strana fallacia: l’ipotesi di Sapir-Whorf è talmente assurda e inaccettabile che va difesa e accettata. Una sorta di giustizia sociale delle teorie: quelle deboli e senza speranza vanno sostenute, come se fossero esseri umani da aiutare. Ma sono ipotesi, teorie: non muore mica nessuno se vengono screditate.

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          1. @Eric
            Ma è molto semplice: perché le femministe si appoggiano alle teorie (deboli o forti che siano) dove gli fa più comodo, non vanno tanto per il sottile.

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          2. No, io intendevo da parte di chi si “oppone”: chi si “oppone” (virgolette) non parla della teoria di Sapir-Whorf e di quanto è stupida: forse da’ per scontato che la sia, ma intanto non lo dice, e si concentra sul dare ragione alle femministe sulla razionalizzazione degli strumenti che usano.

            Eppure guarda che è dichiarato su tutti i media che lo scopo di utilizzare parole alternative è di “migliorare la percezione del pubblico della competenza delle donne”: a nessuno viene in mente di criticare questa parte dicendo che è assurda e non funziona, tutti si concentrano sull’etimologia delle parole usate.

            Ti faccio un esempio: se io uso una tastiera da computer come remo per un’imbarcazione, ha importanza se è una vera tastiera meccanica a molle oppure è una semi-meccanica e la si è descritta come “meccanica”?
            Come è possibile che nessuno si accorga che il problema è che la policy è di usare una tastiera da computer come remo e che questo non funziona bene?
            Eppure è dichiarato esplicitamente che lo scopo dell’operazione è far muovere la barca con la tastiera.

            Si vede anche da alcune reazioni a questo articolo, non sarà quella l’intenzione ma l’impressione è che l’idea di Sapir-Whorf possa andare, perché
            SICCOME SI PUO’ METTERE L’ARTICOLO “IL” DAVANTI ALLA PAROLA “PILOTA” ALLORA E’ MASCHILE. ECCO PERCHE’ SONO TUTTI UOMINI: E’ UN TERMINE MASCHILE.
            Invece non lo è, è un termine neutro, e salta dalla “pilotina” (termine femminile) alla nave (altro termine femminile) e questo smentisce l’ipotesi di Sapir-Whorf perché il lavoro è maschile malgrado i termini femminili e neutri usati. Non ha senso provare a dire “la nave non è femminile perché non ha sesso”, neanche i lavori hanno un sesso: sono attività, non hanno i genitali. Niente ha un sesso tranne le creature viventi, e se la nave non è un termine femminile allora non esistono termini femminili né maschili, salvo quelli riferiti alle persone: neanche “architetto” o “aereo” sono maschili perché sono un lavoro e un oggetto, e non hanno i genitali.
            Dire “la nave non è un termine femminile” sembra più che altro una arrampicata sugli specchi per intorbidire le acque sulla validità della Sapir-Whorf.
            Se un domani le femministe si concentrassero su questo lavoro e cambiassero il nome da “Pilota” in “Femmipilota” non avrebbe alcuna importanza se etimologicamente è corretto o meno, ha importanza il fatto che non funziona, non promuove l’idea che le donne siano competenti: ad esempio si può pensare che quella è una Femmipilota e non Pilota proprio perché fa un lavoro differente, inferiore, in quanto donna. E questo anche se una tizia trova su un testo del 1806 la parola “Femmipilota”.

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