Reazioni alle narrative misandriche sulla mascolinità: uno studio pilota.

Nei media occidentali contemporanei si parla spesso di mascolinità come in crisi, bisognosa di riforme o addirittura “tossica”. Tuttavia, nessuna ricerca fino ad oggi ha valutato l’impatto che questa narrazione pervasiva potrebbe avere sulle persone, in particolare sugli uomini stessi. Questo sondaggio pilota online trasversale ha chiesto a 203 uomini e 52 donne (media + SD età 46 + 13) le loro opinioni sui termini mascolinità tossica, mascolinità tradizionale e mascolinità positiva e come si sentirebbero se il loro genere fosse visto come la causa della loro relazione o problemi di lavoro. La maggior parte dei partecipanti pensava che il termine mascolinità tossica fosse offensivo, probabilmente dannoso per i ragazzi, e improbabile che aiutasse il comportamento degli uomini. Avere opinioni femministe, specialmente anti-patriarcato, era correlato con una maggiore tolleranza del termine mascolinità tossica. La maggior parte dei partecipanti ha detto che sarebbero stati infelici se la loro mascolinità o femminilità fossero state incolpate dei loro problemi di lavoro o di relazione. Ulteriori analisi utilizzando la regressione lineare multipla hanno scoperto che l’autostima degli uomini era significativamente prevista nell’età più avanzata, da una maggiore istruzione e da una maggiore accettazione della mascolinità tradizionale. La positività mentale degli uomini – che è nota per essere negativamente correlata con il suicidio – è stata significativamente prevista dall’età più avanzata, da una maggiore accettazione della mascolinità tradizionale e da una maggiore educazione. Le implicazioni per la salute mentale di uomini e ragazzi sono discusse in relazione alla narrazione sulla mascolinità nei media, nelle scienze sociali e nella psicologia clinica.

Studio in inglese, pubblicato su Psychreg Journal of Psychology:

https://zenodo.org/record/3871217#

Purtroppo è soltanto uno studio pilota, con un numero di partecipanti troppo basso per poter dare risultati statisticamente significativi, ma è comunque un buon inizio.

Lo studio, tra le altre cose, rileva anche che:

  • Supportare la parità tra i sessi e utilizzare il termine “mascolinità tossica” non sono correlati, ovverosia non c’è alcun bisogno di utilizzare il termine “mascolinità tossica” per supportare la parità dei sessi.
  • La credenza nell’esistenza del “patriarcato” e l’utilizzo del termine “mascolinità tossica” risultano invece fortemente correlati.

Buona lettura.

34 thoughts on “Reazioni alle narrative misandriche sulla mascolinità: uno studio pilota.

  1. Secondo William Lupinacci, la mascolinità tossica esiste sul serio. Probabilmente é giunto a questa conclusione dopo aver speso tanto tempo con gli incels tradizionalisti.

    Anche io ho speso molto tempo con i tradcon, ma ho risolto la questione dando la colpa al femminismo tossico.

    Si, alcuni uomini sono tradizionalisti e femministi, va bene ci sono le mele marcie. E allora? Queste mele marcie sono stati indottrinati dal femminismo e dal tradizionalismo e vanno descritti come vittime del femminismo e devono essere compatiti, mica devono essere insultati.

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  2. Molto bene che una rivista scientifica pubblichi questo studio.

    Devo dire che, secondo me, che l’età sia un fattore predittivo dell’autostima negli uomini non è detto che sia interamente dovuto al clima culturale attuale. Infatti è abbastanza normale che i ragazzi siano insicuri, ma poi crescendo e realizzandosi in vari ambiti diventino padroni di sé. Fra questi ambiti c’è sicuramente il rapporto con le donne, ma non soltanto, ci sono anche la carriera lavorativa o lo sport. In generale la psicologia maschile è portata alla competitività, e qualsiasi ambito dove c’è competizione porta ad aumentare l’autostima purché arrivi qualche successo: quando sei un ragazzino puoi anche essere potenzialmente il migliore di tutti in qualcosa, ma ancora non lo sai perché non hai ancora avuto conferme nei fatti che sei il migliore. Quindi sei insicuro.

    D’altra parte è anche palese che un ventenne di oggi cresce mentalmente castrato da certi messaggi, mentre un sessantenne di oggi non ha avuto questo problema nella sua adolescenza e gioventù. È piuttosto credibile che anche questo possa avere un effetto, ma non è facilissimo misurarlo.

    Sarebbe ottimo, secondo me, rifare questo studio non solo su un campione ma più grande con un gruppo di confronto, cioè invece che comparare giovani e vecchi in Occidente, comparare uomini occidentali con uomini della stessa età ma che vivono in un paese dove certe narrative sono molto meno pervasive.

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    1. Bisogna vedere se saboteranno la diffusione e discussione di questo studio e dei concetti su cui si basa.
      Secondo me si, perché dei problemi maschili non si deve assolutamente parlare.
      È la ragione per cui, purtroppo, un uomo non dovrebbe mai votare per l’attuale centrosinistra parlamentare. Non puoi votare per chi censura sistematicamente qualsiasi riferimento (basta solo il riferimento per farli imbufalire) a problemi maschili. COMPRESI I MORTI SUL LAVORO: SE EVIDENZI IL SESSO DEL 93% DEI MORTI SUL LAVORO LA COSIDDETTA SINISTRA PROVA A SILENZIARTI. STESSA COSA SUI SUICIDI.

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      1. A livello politico sicuramente l’attuale classe dominante cercherà di ignorarlo. Poi purtroppo oggettivamente la rivista scientifica che l’ha pubblicato è di basso livello, per cui non è che potrà avere l’impatto di un articolo che esce su Nature. D’altra parte non si può neanche gridare allo scandalo o alla censura: sia la critica che hai fatto tu che quella che ho fatto io sono motivazioni ragionevoli per non volerlo pubblicare in un giornale scientifico di alto livello. (Intendo dire che non è che Nature pubblichi neanche le stronzate anti-patriarcato…)

        In ogni caso secondo me è già qualcosa di positivo che qualcuno lo pubblichi, pur con tutti questi limiti. Ho notato anche che gli autori fanno parte di una associazione per i diritti maschili, l’ideale sarebbe che lo studio fosse replicato, magari in modo più professionale, da psicologi sperimentali non politicamente schierati.

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        1. É un controsenso, lo psicologo é politicizzato per definizione.

          Ci raccontano che la psicologia evolve e informa la politica. Invece é al contrario, la politica decide cosa produce la psicologia.

          Alan Turing é stato mutilato da gruppi di scienziati politicizzati. Col passare del tempo, si é smesso di disumanizzare i gay, ma questo non é avvenuto grazie agli scienziati che hanno avanzato le loro ricerche, é avvenuto per via di cambiamenti politici, perché gli pseudoscienziati obbediscono sempre alla politica.

          Ci hanno raccontato che la scienza é al di sopra della politica, e in effetti “sulla carta” é vero, nel senso che la scienza é superiore e moralmente migliore della politica. Questo é vero “sulla carta”, nella vita reale la politica indirizza la scienza e le pseudoscienze sono dirette da mafie intellettuali. Lo pseudoscienziato usa un metodo che si chiama “giustificazionismo”, praticamente partono da una teoria e cercano di dimostrarla.

          Lo scienziato vero, in teoria dovrebbe essere il nemico numero uno degli intellettuali e dei politici. Ma siccome psicologia é pseudoscienza, so tratta di una disciplina politicizzata per definizione, una disciplina che usa il giustificazionismo.

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  3. C’è un errore nel messaggio, intendevo dire: “non solo su un campione più grande ma anche con un gruppo di confronto”. (Se vuoi, correggi direttamente il messaggio originale anziché pubblicare questa correzione.)

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  4. @ericlauder Grazie, intanto, per lo studio che hai segnalato. Concordo sulla tua analisi.
    La mascolinità è un valore, come lo è la femminilità. Il frutto avvelenato della propaganda femminista è l’aver creato diffidenza fra uomo e donna, distruggendo le delicate dinamiche che tenevano in piedi – che piaccia o meno – questa “alleanza”.

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    1. Non è stato solo il femminismo, non avrebbe potuto. Prima l’evoluzione della tecnologia (lavori che non richiedono forza fisica, elettrodomestici, contraccezione) ha reso molto meno utile, non più indispensabile, il patto di mutua assistenza tra donne e uomini.
      Le femministe sono opportuniste e vigliacche, e hanno agito su quella base, prendendo per buona una parte di tradizionalismo (quella che va a vantaggio delle donne) e modificando (non rivoluzionando) le parti che le svantaggiavano. Ecco perché ad esempio le donne sono presentate come deboli ma solo quando ciò va a loro vantaggio, e con più forti degli uomini, ma solo quando ciò va a loro vantaggio.
      Anche sugli uomini non è che dicano cose inaudite: stanno zitte sugli aspetti positivi della mascolinità e gonfiano le parti che considerano negative. È lo stesso giochetto che fanno con le donne, ma al contrario. Si installa bene sulla base tradizionalista perché dice le medesime cose, ma accentuandone alcune e facendo finta di niente sulle altre (non è che le negano, si limitano a non parlarne).

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    2. Il femminismo estremo è l’errore.
      Ma quello moderato ha avuto molti lati positivi e ha effettivamente migliorato le condizioni di vita delle donne: altrimenti eravamo ancora mute, private di opinioni, con pochi diritti e il dovere di essere sempre disponibili a letto e sempre incinte. Una vita a metà, insomma.

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      1. Migliorare le condizioni delle donne minimizzando o irridendo similari problemi maschili, INCLUSI QUELLI DEI BAMBINI MASCHI, è odio e suprematismo.
        Ti faccio alcuni esempi:
        * le femministe PROMUOVONO le mutilazioni genitali infantili maschili promuovendo appunto convenzioni con l’ASL per farle, e questo anche se gli equivalenti femminili sono giustamente criminalizzati. Le mutilazioni genitali femminili giustamente criminalizzate includono anche il fare una piccola ferita di 1 mmq con un ago, che si rimargina totalmente nel giro di un mese e che di fatto ha conseguenze molto inferiori alla rimozione del prepuzio, che è permanente.
        * Le femministe non accettano nei CAV i figli maschi delle vittime di violenza se hanno più di 12-14 anni.
        * In Spagna le femministe si sono opposte ad aiutare i bambini maschi vittime di pedofilia.
        * In Israele e in India le femministe hanno fatto lobby, con successo, contro le leggi che criminalizzavano lo stupro di ragazzi e uomini da parte di donne.
        * In tutto il mondo, Italia compresa, le femministe hanno chiesto e ottenuto leggi che proibiscono finanziamenti pubblici ai CAV che accolgono anche vittime di sesso maschile.

        Parlo di LEGGI e 3 su 5 dei casi che ho citato succedono IN ITALIA.

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      2. Sai una battaglia per i diritti delle donne che le femministe, salvo poche eccezioni, si guardano bene dal fare e che supporterei senza problemi quale sarebbe?
        Fine dell’obbligo per le dipendenti femmine di usare tacchi alti sul lavoro. Se vogliono se li mettono ma nessuno deve poterle obbligare. Ci hanno provato sia in UK che in Giappone ma i pezzi grossi del femminismo non si sono mosse, perché le grosse aziende sponsorizzano gli eventi femministi..un esempio grosso è stato He for She, che tra gli sponsor aveva giganti tipo Coca Cola, McDonald’s, Microsoft…

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        1. Però allora fine dell’obbligo di giacca e cravatta per i maschi. Soprattutto d’estate!
          In effetti, sarebbero entrambe battaglie degne. Si può essere eleganti anche senza giacca e cravatta (o tacco 10).

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      3. Solita visione vittimista e completamente staccata dalla realtà.
        Chiara ha discusso con Eric sul fatto che le donne nell’Italia contadina svolgessero lavori duri senza troppi privilegi. Bene: allora guardate anche l’altra metà. Nei libri di Verga o della Deledda, appare chiaramente che le donne contadine non erano affatto “mute e private di opinioni”.
        In tutti i libri che ho letto, le donne erano considerate eccome. Da “Piccolo mondo antico” a “Casa Howard”, a “schiavo d’amore”.
        Queste società mitologiche in cui le donne sarebbero state trattate come schiave e proprietà del marito, mentre gli uomini godevano di ampissimi diritti e possibilità, di fatto non sono mai esistite. O si parla di periodi cupi, in cui le donne avevano pochissimi diritti E GLI UOMINI PURE, tranne quelli al vertice, oppure si fa uno splendido cherry picking sulle informazioni, pescando solo quelle che fanno comodo alla tesi femminista.

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        1. Certo, nei libri
          Per il resto è noto che le donne potessero fare di tutto e di più: bastava che il perimetro delle loro azioni rimanesse delimitato dalla cucina di casa, nella maggior parte dei casi ed escluse alcune eccezioni.

          Ti ricordo solo due esempi sui tanti che si possono fare: il diritto di voto ( importantissimo ed essenziale per essere riconosciuti come cittadini ) è stato dato alle donne grazie alle suffragette.
          E che in Italia il reato di violenza carnale era un reatuccio da 4 soldi fin quasi agli anni ‘ 90. Magari sarebbe ancora oggi così se non fosse stato per i movimenti femministi, vai un po’ a sapere…
          Chi è che fa cherry picking?

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          1. Gli uomini hanno avuto il diritto di voto solo nel 2005, ben dopo le donne, addirittura negli USA gli uomini non hanno ancora adesso il diritto di voto.
            In che modo avere il diritto di voto 57 anni prima degli uomini è uno svantaggio?

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          2. Negli USA gli uomini non hanno diritto di voto: i diritti sono inalienabili e indisponibili, non soggetti a condizioni. Proprio per definizione.
            Per ottenere la possibilità di votare negli USA gli uomini debbono registrarsi nelle liste militari, che implica che possano venire mandati in guerra a piacimento, altrimenti non possono votare.
            Questo non è un diritto ma un premio, è qualcosa che va guadagnato e che non si ha a prescindere.

            In Italia era lo stesso sino al 2005.
            E per ora il servizio militare non è abolito ma solo sospeso.

            Ripeto: il fatto che ci sia una condizione da rispettare per poter far qualcosa implica che non sia un diritto.
            Ad esempio non abbiamo il diritto ad entrare al cinema: otteniamo la possibilità di farlo solo se compriamo il biglietto, se avessimo il diritto entreremmo gratis, senza condizioni.
            100 anni fa c’era anche il requisito di censo: bisognava avere un certo reddito, sotto il quale non si poteva votare, OLTRE ad avere assolto l’obbligo militare: essendo limitato per censo nessuno parlava ovviamente di diritto universale.

            E né noi né gli USA siamo il paese mesos peggio, questo è sulla Svizzera:
            https://theindependentmanitaly.wordpress.com/2021/02/21/gioco-delle-tre-carte-svizzera-le-donne-sono-esentate-dal-servizio-militare/

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          3. Il diritto di voto. Quello che la maggior parte degli uomini ha ottenuto solo in tempi recenti?

            “In Italia il diritto di voto nel 1861 era riservato ai soli cittadini maschi di età superiore ai 25 anni e di elevata condizione sociale. Nel 1881 il Parlamento approvò l’estensione del diritto di voto e fu ammessa anche la media borghesia; inoltre il limite d’età fu abbassato a 21 anni.

            Nel 1912, su proposta di Giovanni Giolitti, il Parlamento approvò l’estensione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi a partire dai 21 anni di età che avessero superato con buon esito l’esame di scuola elementare e tutti i cittadini di età superiore ai trenta anni indipendentemente dal loro grado di istruzione. Il suffragio universale maschile vero e proprio è stato introdotto con la legge n. 1985/1918, che ha ammesso al voto tutti cittadini maschi di età superiore ai ventuno anni, nonché i cittadini di età superiore ai diciotto anni che avessero prestato il servizio militare durante la prima guerra mondiale.

            Il voto alle donne è stato invece riconosciuto nel 1946[2].”

            Sai, su oltre duemila anni di storia, 28 di differenza non mi sembra siano gran cosa.
            Quindi altra balla smascherata.

            Adesso: sulla storia che “il reato di violenza carnale era un reatucccio da quattro soldi fino agli anni 90”, hai qualche dato documentale o è un altro: “Non ho mai visto ma penso di sì”?

            E anche: “…è noto che le donne potessero fare di tutto e di più: bastava che il perimetro delle loro azioni rimanesse delimitato dalla cucina di casa, nella maggior parte dei casi ed escluse alcune eccezioni”, di nuovo, hai qualche dato reale o è il tuo solito film immaginario? Io almeno ho letto svariati libri veristi, ambientati quindi nel sud Italia di oltre un secolo fa e storicamente accurati, scritti da uomini e donne. Tu, a parte citare a pappagallo le minchiate femministe, hai letto qualcosa?

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          4. Ti è sfuggito che nel 1918 gli uomini non ottennero il diritto di voto: dovevano aver fatto il servizio militare. Addirittura i riformati non potevano votare.

            Le prime persone ad aver ottenuto il diritto di voto propriamente detto, cioè INDISPONIBILE E NON SOGGETTO A CONDIZIONE ALCUNA, sono state le donne nel 1946.

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          5. Giustissima precisazione!
            A proposito di cherry picking, questo tipo di dettagli le femministe non lo considerano mai, come non si fermano mai a considerare la complessità degli argomenti. “Il diritto di voto”: è facilissimo verificare che la stragrande maggioranza degli uomini l’abbia ottenuto molto di recente, ed è facile anche verificare che quando le donne erano oppresse, generalmente erano oppressi anche gli uomini, ma loro vanno di dogma e per sentito dire.
            Marcella ha portato qualche dato in qualche discussione, finora? A me pare di aver letto solo affermazioni assolutiste e basate sul nulla. Allora anch’io adesso gioco così: “Gli uomini sono sempre stati storicamente svantaggiati, costruivano case e palazzi, zappavano la terra, scavavano nelle miniere, facevano viaggi pericolosissimi e morivano in guerra, tutte occupazioni che le donne svolgevano solo in minima parte”.

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          6. Aggiungo alle osservazioni fatte che la leva obbligatoria maschile (sesso specificato nella legge), è stata sospesa ma non abrogata. Tutti i cittadini maschi, al compimento del 18 anno di età, sono iscritti d’ufficio nelle liste di coscrizione del proprio comune di nascita… dal comune stesso (!). In caso di errore, se i genitori non controllano tale iscrizione, scatta automaticamente il reato di renitenza alla leva per il figlio (!!).
            Questo obbligo posto unicamente in capo ai ragazzi e non alle ragazze (e non tiriamo in ballo il servizio civile per carità, non è obbligatorio) rende tutti i successivi “diritti” dei ragazzi una concessione in quanto senza tale adempimento si è rei e quindi si perde la possibilità di esercitare la gran parte di diritti quello di voto in primis ma non solo.

            A me pare un’oppressione. Secolare. Ai danni del solo sesso maschile.

            Questo comporta che, ovviamente, il diritto di voto non è un diritto per nessun uomo nemmeno fino ad oggi per i motivi detti.

            Attendiamo fiduciosi la soluzione femminista al problema. (!!!)

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      4. Non ci posso credere. Ancora queste fiabe che sento da 50 anni.
        Tra cui il dovere di essere disponibili a letto…
        Se anche fosse esistito quante hanno eluso quel “dovere”? Quante hanno imposto al partner una continenza pluridecennale fin dai tempi andati? Bisognerebbe chiederlo agli interessati. Ma per fortuna del femminismo sono morti. Perciò la favola può continuare.
        Ma se anche potessero parlare tacerebbero o mentirebbero. Come mentono quelli vivi.
        Ma 9.000.000 vanno a prostitute, oggi come 50 anni fa, pagando per ciò che a casa avrebbero gratis.
        E poi veniamo a sapere che nel 40% delle coppie europee non c’è sesso.
        Mentono le femmine e mentono i maschi. Del passato e del presente.

        Lascio stare il resto

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        1. Io ti dico solo una cosa, un esempio: io sono stato sposato, per anni, e da quando sono separato vivo solo , da anni: la mia vita sessuale non la definirei peggiorata, non sento alcun bisogno di mettermi una in casa.

          Non suona un po’ strano visto che prima, secondo la narrativa, avrei avuto in casa una che aveva il DOVERE di darmela, mentre ora in casa non c’è nessuno?

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  5. Marcella. Ti rispondo. Il femminismo non è mai stato “moderato”, è sempre stato una cosa edgy, estremo fino al limite.

    Per esempio Savitri Devi, una donna matematica femminista, pensava che la verità è estrema, nel senso che pensava stesse all’estremo. Questa femminista riteneva che Hitler fosse il nono avatar. L’hitlerismo esoterico, nei circoli nazi di oggi è poco popolare, in ogni caso era molto diffuso soprattutto grazie alle hitlerine fangirls.

    In effetti non ho mai capito per quale motivo le femministe amassero tanto la figura di Hitler, detto sinceramente, non ci arrivo…

    Voi donne avete sempre avuto diritto di rompere i coglioni, avete sempre diretto le scelte maschili, sempre influenzato i comportamenti antisociali, avete sempre razzistato le minoranze e avete sempre supportato quelli che voi ammiravate tra i più brutali e ritardati uomini e che vi piaceva definire “grandi leader”.

    Le femministe che ad alcuni piace definire “moderate” ai miei occhi sono solo delle corrotte, che in nessun modo hanno mai avanzato i diritti delle donne di basso status, hanno solamente devastato i già smerdati diritti degli uomini di basso status.

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    1. E come avrebbero fatto queste femministe moderate a devastare gli già smerdati diritti degli uomini di basso status. O ad influenzare le scelte maschili? Esempi concreti, per favore.
      A parte questa instabile di matematica che hai citato, ti risulta che gruppi di femministe appoggiassero Stalin? O Pol Pot? O Saddam?

      Ti parlo da non femminista, io sono per il rispetto dei ruoli, e mi danno fastidio le estremizzazioni a cui si è arrivati. Ma questo non mi impedisce di riconoscere obiettivamente che, se non fosse per un certo femminismo del passato, ora le donne se la passerebbero ancora male.

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      1. Si certo, ci sono molti esempi. Per esempio gli spazi comunisti italiani ospitano tante riflessioni pro Trotsky, per esempio questa che ho trovato tramite una breve ricerca su Google: https://www.lavocedellelotte.it/2020/08/01/lemancipazione-delle-donne-nel-pensiero-di-lev-trotsky/

        Sempre facendo brevi ricerche su Google, come quella che ho fatto al posto tuo poco fa, ho trovato molti spazi che mostrano con orgoglio le conquiste femministe staliniste. “Stalin did nothing wrong” penso sia un motto femminista molto popolare nel mondo memetico dei “tankies”, che sono comunisti pro-holodomor, pro-genocidio.

        C’è una femminista nazista, popolare oggi nel mondo cosiddetto “alt-right” che si chiama Veronika Kuzniar e fa cosplay da hitlerina, una big femminista che promuove il ruolo delle donne nei gruppi nazi “alt-right” contemporanei.

        Vuoi esempi storici di donne hitlerine fangirls di Hitler? Cercateli da sola. C’erano gruppi di nazifemministe nelle frauenwerk naziputtane, anche se si focalizzavano solo sulla condivisione di esperienze da donna per influenzare altre nazidementi. Comunque le donne hanno sempre avuto un ruolo enormemente importante nel mondo nazi, ecco perché le chiamiamo “naziputtane” oppure “nazidementi” o anche “nazifemministe” o “nazicesse”.

        Alcuni siti online dicono che il femminismo nazi era solo frutto di propaganda pressante, le donne quindi in quella visione erano solo nazistizzate e vittime di propaganda. Può anche essere così, ci lo sa, io non sono storico. Però posso sottolineare il dato di fatto, ossia ci sono state valanghe di nazitroie ritardate che hanno idolatrato e seguito quell’aspergenico autistico con testicoli rattrapiti di nome Hitler.

        Cioè, voi nazi avete seguito Hitler, oggi ancora idolatrate Trotsky nei vostri spazi femministi, dite che Stalin il malato mentale genocida “non ha mai fatto niente di male”, insomma siete pazze, siete fuori di testa, femministe.

        Ricordo che il femminismo è responsabile di aver ispirato dei terroristi domestici chiamati “atomwaffen” che sono un gruppo femminista e nazista contemporaneo, un gruppo reale e dedicato al terrorismo nella vita reale. Il gruppo atomwaffen si distingue subito per il modo che hanno di usare la svastica (un simbolo femminista). Atomwaffen ha girato la svastica al contrario, per simboleggiare la natura femminile “oscura” (secondo loro), e al posto di chiudere la svastica in un cerchio (come la bandiera nazi originale) hanno deciso di lasciarla aperta. Il cerchio che chiude la svastica significa “potenza sotto controllo” (come la pubblicità audi), ovvero la svastica è il simbolo del sole e il cerchio la contiene e la controlla. Atomwaffen ha una natura femminista e vuole liberare la potenza della svastica girata al contrario, perché loro seguono idee femministe e hanno il culto della donna (queste info le puoi trovare suo loro manifesti e sui loro scritti e la loro propaganda).

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  6. Atomwaffen è un gruppo femminista. Basta leggere le loro idee per rendersi conto che sono femministi fino al midollo.

    Lo stile grafico di atomwaffen lo ha creato un ragazzo che ha fatto tutti i manifesti di antipodean resistance, un tizio che ha studiato grafica e ha militato dentro un sacco di movimenti e gruppi di estrema destra, questo stile che usano e sembra così creativo e figo, è derivato da un sito internet chiamato “DeviantArt”, ecco il segreto della loro originalità: arte grafica di DeviantArt.

    Quello che salta subito all’occhio e si nota di più circa gli atomwaffen, è il fatto che hanno girato la svastica al contrario. Le idee di atomwaffen si trovano anche espresse in questi spazi italiani: https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https://secuntra9.files.wordpress.com/2016/10/o9a-secuntra-corpus_secuntra_telos-it.pdf&ved=2ahUKEwjx8NXz2p3vAhWOqaQKHXxdACUQFjAAegQIARAC&usg=AOvVaw1zULc4nWK-PMZpoyqo-z3_

    Gli atomwaffen sono femministi, interpretano la femminilità come “la natura”, questo tipico dei tradizionalisti e delle femministe. La svastica la usano come simbolo del sole nero, su cui si possono reperire info leggendo i vari PDF che atomwaffen sparge online. Non bisogna prendere sul serio questi soggetti al 100%, perché quello che decidono di spargere online è solamente una piccola parte delle loro idee femministe.

    Ho notato che quasi tutti gli estremisti, che siano femministi o nazisti, tendono a ripetere a martello sempre le stesse idee, questo è veramente comune e lo fanno tutti gli indottrinati (specialmente i femministi).

    Ovviamente secondo la stampa mainstream controllata dalle femministe, gli atomwaffen sarebbero “incel”, seppure molti di loro sono fidanzati, sposati oppure scopano senza problemi (se sei nazista le donne ti sganciano la vagina senza problemi). Questa rappresentazione che i media fanno degli atomwaffen non regge uno scrutinio semplice, perché basta leggere le loro idee per rendersi conto che sono femministi e nazisti, inoltre come fanno ad essere incels se scopano e hanno delle fidanzate? I media femministi non spiegano queste cose, loro dicono che se gli stai antipatico allora sei “incel”.

    Nel linguaggio giornalistico, incel significa “cattivo”, cioè significa che hai fatto qualcosa che non piace ai media controllati dalle femministe. Tutto qua.

    In verità chiunque legga gli atomwaffen, scopre presto che sono dichiaratamente femministi e adorano la donna e la idealizzano come un giudice crudele che rappresenta la terribilità, la natura, anche per questo hanno girato la svastica al contrario per manifestare il lato femminile e “oscuro”, insomma sono molto influenzati da idee tradizionaliste, questo i media femministi non ve lo faranno mai notare anche se è evidente e basta guardare la loro propaganda per rendersene conto.

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    1. Scusa, piccola nota storica.
      Non è che gli Atomwaffen abbiano girato la svastica al contrario, sono stati i nazi a farlo. Nella simbologia… urk, non ricordo, indù o qualcosa del genere, la svastica gira in un senso che implica creazione, vita. I nazi presero il simbolo e lo girarono al contrario, c’è chi dice per simboleggiare morte e distruzione, io penso magari anche solo perché come simbolo funzionava, tipo lo swoosh di Nike.
      Comunque la svastica girata dall’altra parte è quella originale (non faccio ricerche Google al riguardo perché non ci tengo a finire in lista nera).

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      1. Il nome “Atomwaffen” sembra una presa in giro, visto che pur essendo stati i primi ad avere la tecnologia base (1938) ed avendo un complesso di scienziati atomici* comparabili agli USA se non migliore, hanno perso proprio perché non sono riusciti a realizzare l’arma atomica.

        * = che è di più che solo “fisici nucleari”

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  7. PS. In Italia si trovano dozzine, se non proprio centinaia di spazi pro-comunisti, che spiegano e analizzano e deflettono argomentazioni razionali. Per esempio se sollevi il problema dell’holodomor, questi spazi italiani citano gli studi delle società di storici Maoisti, oppure cavillano sui numeri e dicono “no, non sono 100 milioni, sono solamente 40 milioni”, o cose del genere. Cioè, pensaci un secondo, la loro ideologia fa talmente tanto schifo che si mettono a cavillare sui numeri delle carestie e olocausti prodotti da quella disastrosa idea di merda debunkerata.

    In questi spazi italiani comunazi, specialmente di questi tempi, appaiono centinaia di migliaia di articoli filofemministi dove i proprietari di queste piattaforme comunazi tentano maldestramente di dimostrare che i comunisti sono “buoni” associandosi al significato che oggi si attribuisce al femminismo (che viene compreso dalla massa femminizzata come un movimento “buono” perché pro donne). Ricordiamo che in Italia, comunismo è uguale a “bene assoluto” e pure femminismo è uguale a “bene assoluto, bontà”.

    I comunazifemministi, seppure dispongano di tutti questi blog (che nessuno censura, stranamente i comunazi non sono mai censurati, mentre un incel come me subisce pacchi di censura), tutti questi giornali, tutte queste cattedre universitarie, amici nella big-editoria capitalista, connessioni nelle mafiette intellettuali, posti nella rete mafiosa della classe dei controllori, stranamente continuano a ripetere che sono “contro il potere” e poi sempre curiosamente promuovono femminismo da oltre 10 anni. Pure le femministe dicono “noi siamo contro il potere”, e cosa noti? Noti che tutte le università di scienze sociali adottano la prospettiva femminista, tutti i docenti femminazi insegnano dottrina femminista, tutti i giornalisti sono femminazisti e comunazifemministi, facebook e la big-tech della silicon-six censurano solo gli incels come me (che ricordo siamo oppressori cattivi).

    Io non credo che il comunismo sia buono. Non credo che il femminismo sia buono. Non penso che il nazismo sia positivo. Non penso che le nazifemministe siano diverse dalle comunazifemministe, infatti ciò che separa un comunazifemminista e un nazifemminista è un pelo spaccato a metà, una divergenza di opinioni minuscola, a parte quello sono uguali, stessa cosa. Tutti i nazifemministi e comunazifemministi sono identici.

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  8. “Tutti i nazifemministi e comunazifemministi sono identici”

    Ma appunto, non ti viene il dubbio che semplicemente il femminismo sia trasversale? Che non sia implicito né da una parte né dall’altra? Secondo me è decisamente implicito nei moderati, stile PD, Lega, FdI, FI, M5S eccetera. Negli estremisti meno (almeno quello!).

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