Uomorismo Femministo: “Gli uomini morti sul lavoro se la cercano”.

“Non è certo colpa della cultura della massimizzazione del profitto che obbliga i lavoratori ad ignorare le misure di sicurezza! No, sono invece i lavoratori uomini, portatori di mascolinità tossica, a ignorare volontariamente le misure di sicurezza!”Davide Traglia su “The Vision”

😀 LOL 😀

Sarà invece, forse, che per ridurre i morti sul lavoro (per il 94% uomini) una delle azioni da intraprendere è stigmatizzare la colpevolizzazione dei morti sul lavoro (ma SOLO se di sesso maschile) da parte di questa ideologia sessista e misandrica?

Categorizzato anche come “Professionalmente Donne” visto che l’autore implicitamente millanta che le donne non muoiono sul lavoro poiché sarebbero più rispettose delle norme sulla sicurezza ovvero “più professionali”…

https://thevision.com/cultura/danni-cultura-macho/

25 thoughts on “Uomorismo Femministo: “Gli uomini morti sul lavoro se la cercano”.

  1. Eric, fammi capire, il tal Davide Traglia sarebbe questo giornalista di soli 23 anni, che sicuramente in tutta la sua vita non ha mai messo piede in un cantiere o in uno stabilimento ?

    https://www.tpi.it/author/davide-traglia/

    https://it.linkedin.com/in/davide-traglia-469336196

    Ecco, se c’è una cosa che mi fa proprio girare i coglioni sono questi giovanotti politicamente correttissimi, che non sanno un cazzo del lavoro duro, quello che già a priori presenta rischi intrinsechi.
    Perché il coglione ignora che in certi ambiti il rischio di infortuni puoi ridurlo al minimo, ma non a zero.
    Queste son solo stronzate, utopie tipiche di chi non ha mai faticato per davvero e passa le sue giornate a scrivere e a teorizzare.
    Per dire, nel settore artigianale rispettare al 100% tutte le norme di sicurezza, spesso equivale a chiudere.
    Ragion per cui chi lavora in quegli ambienti è costretto a scendere a compromessi.
    E’ un discorso lungo, che non può essere trattato da ignoranti in materia come quel giovanotto ideologizzato, al quale farebbe bene lavorare per un po’ di tempo in superstrada o in galleria, al limite in qualche fabbrica.

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    1. Poi dipende anche dalla normativa: ad esempio prendi gli elmetti di sicurezza, quelli sono fatti di plastica ma comunque hanno una scadenza. Così a naso direi che un portuale che lavora con i container ha esattamente lo stesso rischio sia se ha un elmetto scaduto sia se ce l’ha nuovo di pacca: in ogni caso se il container casca lo schiaccia…

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      1. Appunto, quello è uno dei tanti esempi relativi ai lavori che già a priori presentano rischi intrinsechi.
        Ma questo i fenomeni che infestano le redazioni giornalistiche non lo sanno.

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        1. La parte più interessante è che anche Luana D’Orazio pare lavorasse con una macchina a cui era stato tolto di proposito il dispositivo di sicurezza per aumentare la produttività: scommetto una cifra che il nostro sessista in quel caso non darebbe mai la colpa alla fanciulla morta “che non si è rifiutata di lavorare in quelle condizioni”.

          Invece nello scenario del porto secondo questo tizio la colpa è esclusivamente di eventuali uomini che nella situazione che ho descritto fanno questo ragionamento:
          “Posso farlo notare una volta, ma se non me lo cambiano non ha senso che protesto ulteriormente che il mio elmetto è scaduto, col rischio di ritorsioni, visto che la maggiore minaccia per me è la caduta di un container che mi schiaccerebbe comunque”.

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          1. Più che sicuro.
            Altri luoghi che giovanotti come Davide Traglia non conoscono certamente, e dove io li manderei a lavorare, sono gli spazi confinati.
            https://www.studioessepi.it/magazine/sicurezza-sul-lavoro/spazi-confinati-normativa-e-formazione-obbligatoria

            Questi fenomeni quotidianamente impegnati a pontificare, seduti nei loro comodi e caldi uffici, non hanno la più pallida idea di cosa significa per tanti uomini alzarsi presto la mattina e andare a tribolare in quei luoghi.

            @@
            La parte più interessante è che anche Luana D’Orazio pare lavorasse con una macchina a cui era stato tolto di proposito il dispositivo di sicurezza per aumentare la produttività:
            @@

            Oltre alla produttività, c’è un altro aspetto da considerare: chi lavora in certi ambiti artigianali, a volte fa modifiche ai dispostivi di sicurezza proprio perché lavorando in maniera artigianale non riuscirebbe più a fare un certo genere di produzioni, oppure un quantitativo minimo di un tot prodotto.
            All’origine di questo non c’è sempre il lavoratore di sesso maschile negligente e menefreghista o il datore di lavoro oppressore.
            Spesso c’è la sopravvivenza (concorrenza spietata, debiti, tasse, ecc).
            Poi è vero che esistono anche i casi di datori di lavoro che se ne sbattono e di lavoratori poco attenti alle norme di sicurezza.
            Ma, ripeto, ci sono settori in cui corri dei rischi anche se rispetti al 100% tutte le norme di sicurezza.

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          2. Lo so bene che è un problema assai più complesso di quel che sembra.
            Una volta ho visto anche un caso in cui NON rispettando la normativa migliorava la sicurezza rispetto a rispettandola.
            Caso unico e limite, però era così.

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    2. Concordo, chi parla di queste cose dovrebbe almeno un po’ aver provato.
      E concordo pure sul fatto che certi incidenti purtroppo possono comunque capitare.
      Manco a farlo apposta, qualche giorno fa mi sono infortunata in un modo imprevedibile e impossibile da evitare. Ho fatto finta di niente e incrociato le dita, perché l’assicurazione non mi avrebbe coperta (ufficialmente non è mio compito fare quel tipo di manovra, ma mi viene ufficiosamente richiesto di farla…). Per fortuna si è risolta in niente di grave. Quando il danno rischiato è maggiore, però, occorrerebbe davvero una precauzione particolare… (es. non stare mai con un carico direttamente sopra la testa)

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        1. @Eric
          Non credo riuscirei a fornire una falsa testimonianza, poi ad esempio in un caso come questo non saprei proprio come spiegare la dinamica dell’infortunio: non è una cosa che può capitare in auto, e nemmeno a piedi (se non con spiegazioni fantasiosissime, tipo che c’era vento forte e un oggetto tagliente mi è casualmente volato addosso fluttuando all’altezza delle gambe 😅)

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          1. Hai già fornito una falsa testimonianza dicendo che non ti sei infortunata sul lavoro, se poi ti sei limitata ad omettere anziché dire non cambia nulla.
            La nuova versione sarebbe una mezza verità: ovvero diresti che ti sei infortunata (vero) ma non durante l’attività lavorativa (falso) e comunque attribuiresti la cosa a un ambito che va comunque nelle statistiche degli infortuni sul lavoro, i cosiddetti “incidenti in intinere”.

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          2. Non ho fornito nessuna testimonianza, i miei datori di lavoro non sanno nulla.
            Hai ragione tu, però resta il fatto che non saprei come spiegare la dinamica: mi sgamerebbero e la cosa morirebbe lì, non entrerebbe in nessuna statistica.

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          3. Non c’è da spiegare nessuna dinamica salvo buttare giù tre righe su un foglio che descrivono qualcosa che ti è accaduto in intinere. L’oggetto affilato può essere qualsiasi cosa hai in auto, ad esempio il cric che ti è caduto addosso al piede mentre cambiavi la gomma bucata della tua auto 5 minuti dopo essere uscita dal lavoro.
            Cosa vuoi che ti chieda il datore di lavoro? Sugli infortuni in intinere non possono farci nulla , non dipendono da loro.
            Se chiedono qualcosa gli rispondi: mi sono fatta male sul lavoro e ho dichiarato fuori così non avete problemi. Avete bisogno di altro?

            Ovvio che non è la cosa giusta da fare, la cosa giusta sarebbe denunciarlo come infortunio sul lavoro, ma se hai ragioni di temere ripercussioni allora questa è meno peggio dell’altra, almeno ti pagano – cosa che ti spetta – e fa statistica, anche se putroppo non sotot la voce giusta, ma comunque smuove sempre un minimo nella direzione di dire “ci sono stati tot infortuni in ambito lavorativo”.

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          4. Sì, ma il medico non chiede com’è avvenuto l’incidente? E se dai una spiegazione che non regge non se ne accorge?

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          5. Io su certi temi ho un grave difetto: spesso parto dal presupposto, sbagliando, che tutte le persone siano come me, e che quando vivono un’ingiustizia palese ne soffrano tanto da cercare il modo di rettificarla.
            Se io vivessi il tuo scenario il difficile per me sarebbe non fare la regolare denuncia di infortunio sul lavoro, e se riuscissi a trattenermi sarebbe solo perché saprei che potrei perdere il lavoro e rimanere nella merda. Anche in quel caso, però, farei la cosa più simile possibile a quanto è giusto fare., e per attuare una soluzione “meno peggio” dovrei già farmi una violenza, una specie di auto-castrazione.
            Vedo invece che nel tuo caso non c’è alcuna percezione di grave ingiustizia “che grida vendetta” né di danno sociale / ai diritti dei lavoratori, quindi va bene così.

            Ogni volta che vivo questa dicotomia mi viene il sospetto che la democrazia sia stata un evento eccezionale, quasi un “inciampo” delle Storia causato da una eccezionale concomitanza di eventi.

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          6. @Eric
            Non è niente di grave, mi sta già passando… Immagino che se fosse qualcosa per cui mi sentivo di andare al pronto soccorso, ci avrei riflettuto di più.
            Ho citato questo episodio solo per confermare che a volte capitano cose su cui nessuno può far niente. Poteva capitare anche a chi è autorizzato a fare quella manovra, perché non sono previste per nessun lavoratore protezioni per le gambe.

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          7. Scommettiamo che le protezioni per le gambe sono previste dalla legge ma il tuo datore di lavoro non le usa perché costano e magari rallentano un pochino il lavoro?

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          8. Per la mia mansione non sono previste di sicuro (l’ho detto, non sarei neanche autorizzata a fare certe manovre); per quelli autorizzati – che stanno sotto un altro datore di lavoro – non credo nemmeno perché non ne ho mai visto uno utilizzarle. Ora mi hai messo la curiosità, sto cercando online ma non risulta che facciano parte dei DPI previsti per quel ruolo.

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          9. Una azienda che conosco si è data la zappa sui piedi evolvendosi in massimalismo e come effetto collaterale del ruffianesimo dei dipendenti: prima per avere ottime statistiche incoraggiavano i dipendenti a mettersi in malattia se si infortunavano sul lavoro, davano anche piccoli premi a chi lo faceva – a tutti. Poi hanno iniziato a non dare più i piccoli premi, salvo raramente: essendo i dipendenti dei ruffiani conformisti si mettevano TUTTI in malattia quando si infortunavano nella speranza di prendere qualcosa. Poi la pratica dei premi è stata totalmente dimenticata ma i dipendenti conformisti e ruffiani hanno continuato a fare malattia anziché infortunio sul lavoro. Infine l’azienda ha notato che ci sono tante malattie e ha cominciato a rompere le scatole su quello. Indovina cos’è successo? Hanno ricominciato a salire le statistiche degli infortuni sul lavoro…. 😀 LOL 😀

            Inutile aggiungere che so per certo che almeno uno dei loro sindacalisti è informato da sempre di tutto, ed ha sempre fatto lo gnorri.

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          10. Potresti segnalare la cosa alla presidenza della Repubblica, ti potrebbe arrivare una coccarda tricolore con una dedica del Nostro e una citazione in qualche TG3 regionale 😀

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  2. Il blogger che ha scritto il resoconto accademico in realtà conosce poco il mondo dei mestieri di fatica e ancora meno le paghe ad esso relative negli ultimi anni. Non ho mai visto file di donne nel tentativo di accaparrarsene uno né tantomeno uomini girare a petto nudo in magazzini di stoccaggio merce a meno due per dimostrare di avere le palle. Quindi mi pare la solita retorica radical chic di gente da apericena ; per intendersi ci sono donne in questi settori ma il rapporto è uno a dieci e comunque sono esentate dalle incombenze più faticose mentre in altre cose che ho fatto e che faccio non ve ne sono affatto. Per quanto riguarda i lavori di ufficio o di concetto non saprei dire perché non mi è mai riuscito accaparrarmene uno ma credo che il rapporto dieci a uno si capovolga.

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